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martedì 19 ottobre 2010

critta in ricordo dei caduti e della Patria su un immobile parrocchiale recuperato con contributi regionali e comunali

Amici,
questo non ci fa pensare alla nostalgia di tempo addietro.  Ma cosa potrebbe significare: una immediata riposta potrebbe essere: NON MI PIACE QUESTA EPOCA IN CUI MI TOCCA VIVERE: sono un disadattato. Ho rammarico per quella epoca passata.
Ricordare tempi cosi difficile nella storia di Italia, è testimonio di grande e grave inadeguatezza, sofferenza dell'individuo nella nostra realtà.











Scritta in ricordo dei caduti e della Patria su un immobile parrocchiale recuperato con contributi regionali e comunali


                 
 di Paolo Calia
  
TREVISO (19 ottobre) - È rimasto nascosto sotto diversi strati di vernice per quasi sessant'anni. Uno slogan forgiato per esaltare il ricordo dei caduti e lo spirito della Patria: "Raccogliete lo spirito dei nostri indimenticabili morti e fatene lo spirito ardente della Patria immortale".

Oltre tre metri di lunghezza per mezzo metro d'altezza di slogan fascista forgiato ai tempi del ventennio: impossibile non vederlo. Spicca sulla facciata del piccolo immobile della parrocchia di San Lazzaro che dà proprio sul Terraglio, a pochi metri di distanza dalla rotonda. Gli automobilisti che procedono verso Treviso quasi ci sbattono sopra. Da ieri è completamente visibile e restaurato, fa parte dei lavori di recupero della chiesa finanziati da contributi regionali e comunali. Un inno del ventennio che rivede la luce e, ovviamente, suscita qualche commento.

«Almeno hanno coperto il fascio - dice il consigliere comunale della Sinistra TrevigianaNicola Atalmi che abita poco distante - sono vestigia storiche di un passato che è più che passato. Grande com'è ho paura che possa distrarre qualche automobilista. Non che mi piaccia, ma almeno è una frase generica e non un grido di battaglia tipo "credere, obbedire, combattere". Queste frasi, oggi come oggi, possono avere qualche effetto solo su qualche anziano piuttosto che sulle giovani generazioni».

«Di slogan del ventennio ne sentiamo tanti ancora oggi, fanno parte della nostra cultura. La Lega ne fa grande uso - dice Stefano Froio, ex coordinatore comunale del Pdl e ultimo segretario cittadino di An - sbaglio o sono stati proprio Gobbo e Zaia, a proposito della questione morale, a dire "quando sbaglia uno dei nostri, doppio della pena?". E quello che mi stupisce è che, a utilizzare simili frasi, non siano solo i leghisti della prima generazione, ma anche delle seconde».

Saviano: "Hanno paura dei contenuti senza ospiti non vado in onda"  - Repubblica.it

Saviano: "Hanno paura dei contenuti senza ospiti non vado in onda" - Repubblica.it



Saviano: "Hanno paura dei contenuti
senza ospiti non vado in onda"

Parlo lo scrittore: "Vogliamo solo raccontare l'Italia che resiste"di LEANDRO PALESTINI

ROMA - Roberto Saviano, nel programma suo e di Fazio cosa c'è che fa così paura alla Rai?
"C'è semplicemente la voglia di parlar chiaro sull'Italia di oggi. Non di parlar male del Paese, precisiamo: ma di dire le cose come stanno. Spiegando quel che non funziona, naturalmente, ma anche le tante realtà positive che ci fanno capire ogni giorno come valga la pena restare in Italia, appassionarsi al suo futuro, e lottare perché questo futuro sia migliore del presente".

Ma è vero che sono saltati tutti gli ospiti, all'improvviso?
"Sì, oggi abbiamo saputo che la direzione generale non ha approvato i contratti che erano stati definiti con gli ospiti delle varie puntate. Hanno detto di no, rifiutando personaggi che ogni televisione si contenderebbe per la prima serata".

Sta parlando di Roberto Benigni e Bono Vox?
"Certo, ma non solo. Benigni e Bono avevano accettato, e anche con entusiasmo, nonostante il programma sia stato spostato d'imperio dal mercoledì al lunedì, contro il Grande Fratello. Ma la Rai ha detto no. E ha rifiutato anche Albanese, Paolo Rossi, Claudio Abbado".

Le ragioni sono economiche?
"Può darsi che siano economiche le ragioni che vengono accampate. In realtà i contratti erano stati chiusi a condizioni molto vantaggiose per l'azienda, e soprattutto gli spazi pubblicitari erano andati a ruba. Non solo. Roberto mi ha chiamato poco fa raccontandomi che aveva detto alla Rai di essere pronto a venire nel programma anche gratis. Dunque, di cosa stiamo parlando?".

Ce lo spieghi lei. Cosa sta succedendo in Rai?
"Io so che ci è stata chiesta la scaletta del programma, e io e Fazio l'abbiamo consegnata a Masi, senza tenere nulla nascosto. Faccio un esempio: ho detto che nella prima puntata io Fazio e Benigni vogliamo occuparci delle proprietà di Berlusconi, poi io intendo parlare della mafia e della camorra. Nelle altre puntate voglio affrontare la "fabbrica del fango", cioè l'uso dei dossier e delle calunnie contro gli avversari politici, il terremoto dell'Aquila, i rifiuti di Napoli, il caso dell'Utri".

La reazione qual è stata?
"Ufficialmente il silenzio. Nessuno ci ha detto nulla. Ma da quando hanno conosciuto i contenuti, è cominciato un tentativo continuo di rimpicciolire la trasmissione, tagliando i figuranti, dimezzando lo studio, non firmando il contratto con la Endemol che produce il programma, e infine azzerando gli ospiti".

Qual è l'obiettivo?
"Temo che la paura prevalga, e nessuno si voglia prendere la responsabilità della messa in onda, di dire un sì. E nemmeno di dire un no chiaro. Così si accampano ragioni economiche, si cancellano gli ospiti, si devitalizza il programma da dentro. Fino a snaturarlo, per spingere noi a dire che non si può fare".

E voi lo direte?
"Parleremo io e Fazio, parleremo con gli ospiti, che stanno lavorando gomito a gomito con noi, sentono il programma come una cosa che è anche loro, perché vuole essere del pubblico, dei cittadini: con Benigni ad esempio stiamo scrivendo dialoghi e monologhi, stiamo lavorando sodo. Non posso essere io da solo a decidere per un'operazione collettiva".

Ma lei cosa pensa?
"Io so una cosa: senza Benigni, non vado in onda. Il programma è concepito così, è un dialogo a più voci, non è una serie di comparsate per prendere un applauso. Vogliamo capire e far capire, facendo divertire e riflettere, insieme. Insomma: si può fare solo così, così lo abbiamo pensato e voluto, così gli ospiti lo hanno accettato dicendoci di sì. Tradiremmo noi stessi, se accettassimo di stravolgere le nostre idee, e soprattutto tradiremmo il pubblico. La gente capisce".

Lei dice che ci sono accenti positivi, nel programma. Alla Rai non interessano?
"Non lo so, temo che prevalga la paura. Una paura generalizzata. Se lo studio è tricolore, come il nostro, e se io che sono un uomo del Sud parlo dell'unità d'Italia spiegando il suo valore, qualcuno può aver paura che la Lega si arrabbi. Non sto scherzando: le dico quel che ci capita ogni giorno. Si può lavorare così? Io so che il programma non è una cartolina della malaitalia. Denuncia il buio del nostro Paese, che è inutile nascondere perché i cittadini lo vivono e lo patiscono ogni giorno. Ma sottolinea anche l'Italia che ce la fa, tiene la testa alta e resiste: una gran bella Italia".

E se insistono a dirvi di no?
"Il guaio è che non dicono nemmeno di no. Agiscono togliendo ogni giorno qualcosa, rendendo ogni momento più difficile andare avanti. Si può non avere il contratto con il produttore a venti giorni dalla trasmissione? Si può assistere alla cancellazione in blocco degli ospiti a tre settimane dal via? È chiaro che vogliono farci dire che non ci sono le condizioni per andare in onda".

Non sarebbe una sconfitta?
"Qualcuno, probabilmente, la considererebbe una vittoria, nel Paese rovesciato dove qualche volta penso di dover vivere. Si rinuncia a ospiti famosissimi perché fanno paura gli argomenti che vogliamo discutere con loro, le idee. Pur di non farci parlare in televisione del ritorno della "monnezza" a Napoli, del terremoto, dei rapporti mafia-politica si preferisce tenere le grandi star fuori dalla Rai. Mi dica: conosce un altro Paese dove un premio Oscar come Benigni, un grande divo del rock come Bono e un Maestro come Abbado spaventano le burocrazie televisive, magari per timore di un'arrabbiatura lassù in alto?".


19 ottobre 2010

(19 ottobre 2010)


domenica 17 ottobre 2010

DISTRUZIONE VIOLENZA ED ORRORE IN VENEZUELA






Amici, vi chiedo di dare un occhiata a questa notizia, come potrete vedere , l'esproprio non è altro che misura coercitiva, del taglione per punire chi non la pensa come LUI. MEGALOMANE obnubilato dal potere.
Cosi sta distruggendo la economia di un florido paese. 
E il mondo lascia fare???
e questo la giustizia umana, che avrebbe i meccanismi per almeno condannare e dire: NOI TI TENIAMO SOTTO CONTROLLO, per evitare altri eccidi, materiali ed umani...???


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La destrucción de la finca de Diego Arria en una foto


El 6 de mayo de 2010, apenas 154 días atrás, el vicepresidente Elías Jaua declaraba desde la Hacienda La Carolina, propiedad del embajador Diego Arria, que la toma forzosa de la Carolina tenía por objeto “devolverle al pueblo lo que es del pueblo”
Los testimonio gráficos de lo que era La Carolina son muchos, por ser una finca modelo en su momento. Incluso tomamos una foto de un reportaje de la oficialista YVKE Mundial sobre el tema.
Hoy La Carolina es una finca fantasma, habitada sólo por el odio, el resentimiento y la indolencia del fanatismo comunista.
Hacienda La Carolina 11052010
Así se veía La Carolina el 11 de mayo de 2010 (Foto YVKE Mundial)
Hacienda La Carolina 07102010
Así está La Carolina hoy (Foto @AdrianPires)
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¿De qué le sirven los lentes? Gonzalo Himiob Santomé / Twitter: @HimiobSantome









A continuacion les mando este articulo escrito por el amigo GONZALO HIMIOB SANTOME









¿De qué le sirven los lentes?
CONTRAVOZ

Asumamos –con tristeza, eso sí- que ya en esas instancias se ha interiorizado sin tapujos eso de que no se está en el puesto sino para complacer los deseos del comandante 

No son pocas ya las muestras de ceguera que exhiben, como rutilantes pero impíos trofeos, algunos de los y de las adalides del régimen. Desde el asumir como una “victoria electoral” el haber sacado menos votos en los pasados comicios, hasta las recientes afirmaciones de nuestra Fiscal General sobre lo que supuestamente dice nuestra Carta Magna en cuanto a la inmunidad parlamentaria que ampara a dos presos políticos electos –Biaggio Pilieri y José Sánchez “Mazuco”- pareciera que la ceguera, como modo de proceder, se ha institucionalizado como “nueva manera” de estos tan malos perdedores que han resultado ser muchos oficialistas. Y es que las recientes declaraciones al respecto de Luisa Ortega Díaz sobre el tema de lo que es o no la inmunidad parlamentaria no pueden más que generar asombro. ¡Vamos! Asumamos –con tristeza, eso sí- que ya en esas instancias se ha interiorizado sin tapujos eso de que no se está en el puesto sino para complacer los deseos del comandante, o que eso de que la Fiscalía es –o debería ser- el máximo garante de la Constitución y de las leyes no es más que letra bonita que se enseña sólo en las universidades y que no tiene cabida en la práctica jurídica “revolucionaria”. Pero, aún así, hay cosas que –aunque sea para guardar las formas- no se hacen. Ni se dicen.
Elucubraciones de una Fiscal
Biaggio Pilieri y José Sánchez “Mazuco”, fueron favorecidos para ser diputados por el voto popular. Desde el mismo día de su proclamación como diputados, reza nuestra Constitución, quedan amparados por la norma y no hay interpretación contraria que valga sobre este particular. La Fiscal General –luciendo además sus muy “fashion” anteojos- ha dicho recientemente, y sorpresivo es que lo haya hecho Constitución en mano, lo siguiente: “Si analizamos el artículo observaremos que para que los diputados electos gocen de inmunidad se hace necesario cumplir estos requisitos que son concurrentes: Que hayan sido proclamados y que estén en ejercicio de sus funciones, y en este caso sólo han sido proclamados, pero no están en ejercicio de sus funciones como diputados en el parlamento”. Ahora bien, ¿a qué artículo se refiere? ¿De dónde sale tal elucubración?. Pues de la primera parte del artículo 200 de nuestra Constitución que expresa, textualmente –ruego a los lectores me perdonen la transcripción- lo siguiente: “Los diputados y diputadas a la Asamblea Nacional gozarán de inmunidad en el ejercicio de sus funciones desde su proclamación hasta la conclusión de su mandato o la renuncia del mismo”. Y he allí la sorpresiva ceguera, especialmente perniciosa en quien se supone debe garantizar, por encima de todas las cosas, la plena vigencia de la Constitución. No se si sea yo el confundido, pero ruego a mis lectores me aclaren –hagamos todos el ejercicio- en qué parte de tal enunciado se dice que para que se goce de la inmunidad parlamentaria adquirida se debe esperar a que quien haya resultado electo tome en efecto posesión del cargo. Hasta dónde yo leo –digo, si es que estamos leyendo la Fiscal y yo la misma Carta Magna- de la inmunidad parlamentaria se goza, con todo lo que ello implica, y cito textual, “desde su proclamación”, que no desde que la dicha proclamación sea sumada a otro hecho distinto. ¡Y miren que me afano, jugando a ser el “abogado del diablo”, en buscar otra vuelta posible a la frase que avale, de alguna manera, la posición del Ministerio Público! Pero nada, no me sale. Seré bruto, quizás, pero es que no me sale porque a las palabras, a cualquiera de ellas, no se las puede forzar, por muy autoritario que se sea, a decir lo que no dicen, ni a significar lo que no significan.

Ceguera persecutora
Pero vayamos más allá. Digamos y supongamos -como este es un tema legal y justa mala fama tenemos los abogados por aquello de enredarlo todo en elucidaciones diversas- que cabe hacer sobre tal artículo varias interpretaciones distintas que no coincidan en cuanto a sus consecuencias materiales. Digamos que se puede decir que la afirmación de la Fiscal es su “opinión jurídica”. No digo que en este caso sea posible, (la contundencia de las frases usadas por el constituyente no da para mucho, salvo en la frondosa imaginación de algunos) pero juguemos por un instante a que sí son posibles conceptualizaciones y elaboraciones divergentes sobre lo que la Constitución dice en aquél primer aparte del artículo 200. Y aún en este caso, lo veremos, la ceguera persecutora resultaría perdidosa. ¿Por qué? Porque en materia penal –y resulta alarmante y oprobioso que la Fiscal lo obvie de tal estruendosa manera- rige para las interpretaciones de las normas constitucionales y legales un principio esencial: El de la favorabilidad. Según éste, cuando en una situación de relevancia penal cualquiera –como lo es el decidir si a una persona privada de su libertad le corresponde estar amparado por una inmunidad adquirida- se den múltiples y plausibles posibilidades de interpretación sobre el alcance o contenido de una norma, siempre deberá resolverse el conflicto de la manera que más provechosa resulte al justiciable.

El principio de favorabilidad tiene tres manifestaciones claras: 
1. El in dubio pro reo (aplicable a la materia probatoria) 
2. El favor libertatis (aplicable a las normas sobre la libertad de los procesados y penados) 
3. El in dubio mitius (aplicable a los casos de las interpretaciones o valoraciones que se hagan sobre un mismo contenido jurídico). 
Según este principio, entonces –y así lo ordena nuestra Carta Magna, que recoge el Principio de Favorabilidad en varios de sus artículos- especialmente en lo que atañe al favor libertatis y al in dubio mitius, aún cuando fuera posible, que no lo es, una interpretación tan halada por los cabellos como la que esgrime Luisa Ortega en este tema, el conflicto debería resolverse de la manera en que más beneficioso resultare para los justiciables, esto es, para Biaggio Pilieri y para José Sánchez “Mazuco” y no como a la Fiscal le convenga.

Estulticia ciega 
Pero es que el tema -¡Ah! ¡Las mezquindades del poder!- es delicado. Pilieri y Mazuco son reconocidos perseguidos políticos del régimen –la posición de la Fiscal no hace más que reafirmarlo- y, en la lógica de los autoritarios, interpretar a su favor y como se debe las normas que les benefician no cabe ni procede, aunque la “mejor Constitución del mundo” les ordene lo contrario. Ocurrió así con Usón, con Gebauer, con Vivas, Forero, Simonovis y con los PM, con Cedeño, con Zuloaga y Mezerhane, con Angel Vivas, con Tirado, con Peña Esclusa, con García, con los Guevara, con Maraco, con los directivos de Econoinvest y de otras casas de bolsa, con los ex trabajadores de PDVSA y de la Marina Mercante, con los estudiantes y con muchos otros –demasiados, ruego me excusen no los mencione a todos- que siguen siendo víctimas, lamentablemente, de la estulticia ciega que no usa sus lentes, cuando los usa, sino para ver –o leer, como en este caso- lo que le viene en gana. Ya amanecerá y –lentes de por medio- veremos que hay otra justicia, la de verdad, que sí llega aunque a muchos no les guste ni quieran enfrentarse a ello.

“¿Qué ve el ciego aunque se le ponga una lámpara en la mano?” 
Proverbio Hindú


Gonzalo Himiob Santomé / Twitter: @HimiobSantome

contributo de CLAUDIO NAZOA





BRILLANTE CLAUDIO!!!!



MINEROS EN VENEZUELA Claudio Nazoa
Increíble todo lo que ha pasado con la noticia del año: los mineros chilenos. Increíble, simplemente increíble, lo que lograron los chilenos con su súper presidente Sebastián Piñera a la cabeza.

 ¿Se imaginan que ese accidente hubiese ocurrido en una mina en el Estado Bolívar en Venezuela?

Día 17

 Treinta y tres mineros tienen 17 días desaparecidos, pero con la inseguridad que hay, los familiares creen que los asesinaron y no se preocupan por buscarlos en la mina, sino en la morgue.

Día 20

 Alguien avisa que vio a los mineros cuando bajaban y no regresaron, pero como pensó que estaban huyendo de la recluta, no avisó.

Día 21

 ¡Por fin! El gobernador del estado Bolívar se entera, pero como Chávez iba al día siguiente a realizar un “Aló Presidente”, dice que no puede hacer nada hasta el lunes. De todas maneras manda a preguntar los nombres de los mineros para averiguar si alguno de ellos firmó el referendo.

Día 22

 El gobernador manda a una cooperativa de excavación bolivariana con palas, picos y carretillas.

Día 30

 Los de la cuadrilla, cuando llevaban cuatro días excavando, encuentran oro y no siguen cavando, sino que intentan comercializarlo en El Callao. La policía los detiene en una alcabala falsa y les roba el oro.

Día 35

 Chávez se entera que hay 33 mineros atrapados a 700 metros y envía un equipo de cubanos que al llegar, montan el taladro y cuando cae la noche, huyen a Colombia y a Miami.

  

Día 40

 Chávez transmite un “Aló Presidente” desde la boca de la mina y le echa la culpa del desastre, a las cúpulas podridas de los adecos y copeyanos. Insulta a los Estados Unidos y a Obama, quien había ofrecido traer un equipo de la NASA, que podía sacar a los mineros en cuestión de días. Dice además,  que Lorenzo Mendoza también es culpable porque los mineros tomaron cerveza. Se compromete con los familiares a traer a unos chinos especialistas en rescate.

  

Día 90

Llegan ¡por fin! los chinos, pero los encargados de llevarlos al Estado Bolívar, se equivocan y los llevan a Maracaibo, en donde como nadie los estaba esperando, la Guardia Nacional  creyendo que se trata de tráfico de chinos, los apresa y los deporta
  

Día 120

 El Partido Comunista de Venezuela declara a los mineros personas no gratas y desestabilizadores, ya que según ellos, es un plan de la CIA. Proponen que nacionalicen a la empresa que voluntariamente prestó el taladro.

Día 159

Elías Jaua le cae a coñazos al periodista Jhonny Ficarella de Globovisión, quien le preguntó cómo va el rescate de los mineros y a continuación, le echa la culpa a Zuloaga y a Leopoldo Castillo por la lentitud del rescate.

Día 201

 Chávez nacionaliza el taladro que ya ha excavado 6 metros. Los franceses, propietarios del taladro, se declaran en huelga de hambre a la puerta de la mina. Se rompen las relaciones diplomáticas con Francia. 

Día 364

 Los mineros salen por un hueco que ellos mismos cavaron. Unos malandros que los ven, los asaltan y les quitan hasta los cascos y los zapatos. Luego, todos son detenidos y reclutados por no tener papeles militares.

Día 365

 Chávez rompe relaciones con Chile por estar dando malos ejemplos de lo que significa ser un gran país con un gran presidente.